Diocesi di Vicenza
festa delle comunità 2026

Festa delle Comunità 2026

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Pare di vederlo quest’uomo che sceglie un terreno adatto, che pianta le piccole viti, che circonda la proprietà con una siepe e pensa addirittura a costruire un torchio per la spremitura dell’uva e una torre per la difesa della proprietà. Pare di vedere la cura e l’attenzione con cui procede, nonostante la fatica, portandosi dentro il sogno di un vigneto che a suo tempo produrrà frutti abbondanti. E contrasta con tutto questo la reazione violenta dei vignaioli nei confronti di coloro che sono venuti a ritirare il raccolto. Com’è possibile che si risponda all’amore con l’ingratitudine, con la cattiveria, con la violenza?

È una domanda che in qualche modo ci coinvolge, e ci scandalizza, perché è una domanda a cui facciamo fatica rispondere. Ma se guardiamo bene, in profondità, è una domanda che ha a che fare con la nostra vita di fede. Sappiamo bene che il padrone della vigna è il Signore, ma spesso ci dimentichiamo di questo, o facciamo finta di farlo. Pensiamo di essere noi i padroni e non dei semplici fittavoli. Sì, tutto ciò che abbiamo è un dono che il Signore ci fa e noi siamo chiamati a restituire il raccolto al legittimo padrone. Siamo chiamati a riconoscere il bene che ci viene  affidato, farlo fruttare e restituirlo moltiplicato a Dio. E qui sta tutta la fatica del nostro essere umani, perché eliminando Dio dalla nostra vita rischiamo di pensare che sia tutto nostro, tutto frutto solo delle nostre capacità e della nostra astuzia e quando il Signore ci chiederà di rendere conto, noi, come ci comporteremo?

Anche a livello comunitario dobbiamo lasciarci interrogare da questo Vangelo. Apriamo un anno pastorale che vorrei dedicare alla cura dell’ordinario. Dopo anni in cui c’è sempre stato qualcosa di straordinario da fare, penso sia importante tornare all’essenziale della nostra vita comunitaria e di fede. Quest’anno vogliamo concentrarci sulle piccole cose, sulla cura dei dettagli che fanno la differenza, a partire dalla liturgia, passando per l’annuncio del Vangelo, ma in modo particolare per le relazioni. Come preti vogliamo dedicare un giorno a settimana per essere disponibili per le visite e gli incontri. Vogliamo prenderci cura dell’ordinario!

Le letture di oggi ci invitano a procedere riconoscendo la signoria di Dio sulle nostre comunità, cercando di capirne la portata e quello che ci viene affidato per poi renderci disponibili ad essere dei semplici fittavoli che sono grati al Signore per il privilegio di poter lavorare nella sua vigna.
Abbiamo intrapreso un cammino di unità pastorale 4 anni fa, poi le vicende ci hanno costretto ad accelerare alcuni passaggi, ora che stiamo andando verso la parrocchia unica dobbiamo continuare a credere in questo passaggio e soprattutto dobbiamo lavorare ricordandoci che siamo dei fittavoli. Ogni occasione in cui cerchiamo di tornare indietro, in cui ci chiediamo come mai non si fanno più alcune cose, in cui ci lamentiamo perché ci sembra di essere penalizzati rispetto ad altri, sono occasioni in cui rischiamo di comportarci da padroni della vigna come i vignaioli del Vangelo. Quello che ci è chiesto invece, è tessere la trama verso l’unità, consapevoli che stiamo lavorando nella vigna del Signore e rendendo grazie dell’enorme possibilità che il Signore ci sta offrendo. Il Vangelo ci dice che: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”. Rendiamoci conto di questo. Lavorare per l’unità, costruire l’unità dei cristiani in questo territorio è la pietra che i costruttori hanno scartato negli anni e possiamo dire anche nei secoli, ma se noi la poniamo come pietra d’angolo, come base per costruire la comunità cristiana del futuro, e lavoriamo per questo, scopriremo che è una meraviglia ai nostri occhi.

oplus_0
oplus_32